Europei atletica Indoor - Greco e Tumi: che giornata per l'Italia

Ancora due medaglie per la squadra azzurra a Goteborg: oro di Daniele Greco nel salto triplo e bronzo di Michael Tumi nei 60 metri

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Golden Gala - Greco secondo nel triplo, delude la Trost
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2013, Goteborg European Indoor Championships, Daniele Greco (AP/LaPresse)

Ancora una giornata felice per l'Italia ai Campionati Europei indoor di Goteborg. Due medaglie anche oggi, l'oro di Daniele Greco nel salto triplo (ottenuto con la misura di 17,70, mondiale stagionale, tre soli centimetri meno del primato italiano di Fabrizio Donato) e il bronzo di Michael Tumi nei 60 metri (6.52, oro al francese Vicaut, argento al britannico Dasalou, entrambi accreditati di 6.48). Un tumulto di emozioni nella gara di Greco, menomato in avvio dai postumi di una problema alla caviglia sinistra, quella di stacco. Il risultato copertina arriva nel quarto turno, segnando, viste anche le difficoltà degli avversari, la chiusura anticipata della gara.

Tumi è stato bravo ad avvicinare il suo recente record italiano (il 6.51 di Ancona), ma probabilmente non ha ottenuto ciò che avrebbe davvero voluto, ovvero il trono europeo. Settimo posto nella finale dei 1500 metri per la giovane Giulia Viola, e quinto posto per un grande Gianmarco Tamberi nell'alto, capace di arrampicarsi a 2,29 e di lottare fino a 2,33 con gli avversari per le medaglie. Terzo posto parziale per gli azzurri nel medagliere e nella classifica a punti.

La sofferenza di questi giorni, tra compressioni articolari, tensioni muscolari, fantasmi di ogni tipo, diventa insopportabile quando i giudici spendono interminabili secondi per misurare il quarto salto di Daniele Greco. Lui, le mani giunte, attende in silenzio, mente la torcida azzurra non smette di gridare, tra presidenti, tecnici, dirigenti di club, compagni di squadra, amici. È lunghissimo, il balzo di Greco: 17,70, sancisce alla fine il display, dichiarando una sorta di conclusione anticipata della gara.

Greco è campione d'Europa, porta il primo oro italiano nella XXXII edizione dei Campionati Europei indoor, il 27esimo nella storia della manifestazione, il secondo nella storia della specialità per i colori azzurri dopo quello di Fabrizio Donato a Torino 2009, il terzo tra uomini e donne, considerando quello di Simona La Mantia a Parigi 2011. Greco manca il primato italiano dell'amico Fabrizio di 3 soli centimetri, avvicinando il 17,73 che regalò l'argento europeo a Donato due anni fa, costringendo il francese Tamgho al record del mondo per batterlo; e, per concludere l'analisi statistica, fissa il mondiale stagionale 2013. L'acuto è il vertice di una gara tutta sopra i 17 metri, cominciata a 17,00, proseguita con un nullo, e con un 17,15, rintuzzando i tentativi di rimonta dei russi Samitov e Fyodorov, alla fine argento e bronzo con 17,30 e 17,12. Gli antidolorifici ad attenuare il fastidio alla caviglia e quello al pube, ultimo degli acciacchi di questo gigante pugliese nato a Nardò 24 anni fa (maglia Fiamme Oro, allenato da Raimondo Orsini).

"La dedica è per Fabrizio Donato, molto più che un amico - dice con un sorriso che tradisce la forte emozione - so quanto ci teneva ad essere qui, e so quanto avrebbe voluto fare una doppietta oro-argento con me agli Europei. Sono sicuro che ci riusciremo, prima o poi. Sapevo di poter saltare lontano, lo sapevo già da un bel po', ero in ottime condizioni di forma. Ma riuscire a farlo davvero è un'altra cosa. Avevo dolori un po' dappertutto, ma anche tanta voglia di prendermi la medaglia d'oro. Devo essere onesto, per uno come me, che è arrivato quarto all'Olimpiade, questa era una gara da vincere ad ogni costo, non c'erano avversari che potessero impensierirmi sul serio. Aver vinto con questa misura è ancora più bello, perché' da valore alla gara".

Uomo di fede, Daniele Greco. Fede profonda, sincera. Come testimoniato dalla maglia indossata nel giro d'onore: Jesus lives in me, Gesù vive in me, la scritta sul petto. L'atletica italiana ha oggi un uomo in grado di guardare alla scena mondiale con aspirazioni da protagonista. Fino a Rio, ed oltre. Alla fine, arriva la medaglia tanto agognata, ma forse, per Michael Tumi, del colore meno gradito.

Il vicentino è bronzo in 6.52, alle spalle del framcese Jimmy Vicaut e del britannico James Dasalou, finiti nell'ordine ma entrambi capaci di correre in 6.48. Tumi, dalla terza corsia, parte piuttosto bene (reazione in 0.160), ma come, e forse meglio di lui, lasciano i blocchi i due avversari, che gli stanno sulla destra. Il vicentino sembra guadagnare qualcosa, anche se poi, la torsione del capo verso i due, finisce per togliergli la gioia del primato italiano, distante un solo centesimo di secondo (6.51). Dietro il podio, il vuoto: il norvegese Saidy Ndure è quarto, in 6.61. "Sono un po' dispiaciuto - racconta Tumi al servizio di flash interviews - ho corso forte ma non quanto avrei voluto. Proverò a rifarmi presto, già questa estate".

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